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    27 giugno 2026 Botanica

    L'ulivo: storia di una pianta che ha camminato con l'umanità

    L'ulivo (Olea europaea) è una delle piante che più si intreccia con la storia della civiltà mediterranea, al punto che è difficile separare la sua vicenda botanica da quella umana.

    La sua origine si colloca nel Vicino Oriente — l'area tra Siria, Anatolia e Levante — dove circa 6.000-8.000 anni fa l'uomo cominciò a selezionare e coltivare l'oleastro, l'ulivo selvatico spinoso e dai frutti piccoli, trasformandolo nella pianta domestica che conosciamo. Da lì la coltivazione si diffuse lentamente verso ovest.

    I grandi diffusori furono i popoli navigatori. I Fenici lo portarono lungo le coste del Mediterraneo, i Greci ne fecero un pilastro della loro economia e cultura, e i Romani ne perfezionarono la coltivazione e la produzione dell'olio su scala quasi industriale, costruendo frantoi (i trapeta) e organizzando il commercio dell'olio in tutto l'Impero.

    ulivo secolare nodoso

    Sul piano simbolico, poche piante hanno avuto un peso paragonabile. Nella mitologia greca Atena donò agli abitanti dell'Attica l'ulivo, battendo Poseidone e dando il nome ad Atene: l'albero rappresentava pace, saggezza e prosperità. I vincitori dei Giochi Olimpici venivano incoronati con rami d'ulivo. Nella tradizione biblica, la colomba che torna da Noè con un ramoscello d'ulivo diventa il simbolo universale della pace e della riconciliazione, e l'olio assume un valore sacro nei riti di unzione.

    Una caratteristica che ha contribuito a questo prestigio è la straordinaria longevità della pianta: gli ulivi possono vivere centinaia o addirittura migliaia di anni, e anche quando il tronco viene tagliato o bruciato la pianta ricaccia dalla ceppaia. Questa capacità di "rinascere" ne ha rafforzato il significato di immortalità e continuità.

    In Italia l'ulivo è arrivato probabilmente già con i Greci nel Sud e si è poi diffuso ovunque il clima lo consentisse. La Liguria, dove ti trovi, è un capitolo a sé: la coltivazione terrazzata sulle fasce ha modellato interi paesaggi, e la varietà Taggiasca — piccola, dal sapore delicato — è diventata una delle eccellenze della regione, sia come oliva da tavola sia per un olio molto apprezzato. Furono in buona parte i monaci benedettini, nel Medioevo, a recuperare e rilanciare l'olivicoltura ligure dopo le crisi dell'epoca.

    Dal punto di vista pratico, per millenni l'olivo non ha dato solo cibo: l'olio serviva per l'illuminazione, la cosmesi, la medicina e i riti religiosi, rendendolo una vera risorsa economica strategica.

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